You Don't Know How It Feels…To Be Me

Ni Mitos, Ni Vanguardias

Ho già scritto in passato come un manifesto degli anarchici della mia città, raffigurante Totò nei panni di Antonio La Trippa, fosse stato fondamentale per la mia maturazione politica da idee comuniste un po’ troppo ortodosse e trinariciute(cit.), a idee libertarie. L’altra immagine fondamentale però è quella sopra, perché è talmente dissacrante da risultare, per certe persone, quasi blasfema, perché distrugge un (se non il) santino dell’iconografia di sinistra.
Ci sono molte persone, infatti, che irridono da sempre gli aspetti della religione legati a certe immagini, Padre Pio su tutti, ma poi li sostituiscono con altri santini perché, per esempio, se ai concerti di Guccini sono molti anni che non si vedono più falci e martelli, il “cèghevara” è sempre presente.

Anche la frase che l’accompagna è illuminante: le persone che pensano davvero con la propria testa, non dovrebbero avere né miti, né avanguardie che li precedono, perché il riferimento per il nostro agire politico e sociale, siamo solo noi stessi. Possiamo stimare tanti personaggi famosi, vivi o morti, ma nesuno deve diventare un mito.

L’insegnamento del romanzo Siddharta di Herman Hesse è abbastanza chiaro, ma tante persone che lo considerano un libro cult, sembrano non aver capito quello che insegna. Siddharta, il protagonista, riesce a raggiungere il Buddha Gotama, ma dopo un po’ che è entrato nel suo gruppo di accoliti, si rende conto che lui solo ha trovato la via della pace con se stesso, ma tutti quelli che gli stanno intorno e lo considerano un profeta, compreso l’amico Govinda, si limitano ad adorarlo senza aver trovato la propria. Siddharta alla fine troverà la via a suo modo, senza imitare nessun’altro.

La stessa cosa succede anche con i Buddha Gotama moderni come Steve Jobs. Lui ha trovato la sua strada e non è adorandolo o scimmiottandolo che ognuno trova la propria, ma sembra che in pochi lo capiscano.
Ho visto recentemente in libreria il volume “Pensare Come Steve Jobs” di Carmine Gallo; non so cosa ci sia scritto, ma già il titolo è un’assurdità visto che, secondo me, nello “stay hungry, stay foolish” c’era anche sottointeso “pensa con la tua testa e osa con le tue idee non con quelle di un altro”.

Mi sembra però che da quando sono crollate le grandi ideologie, il divismo sia la seconda religione più praticata nel mondo.

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8 pensieri su “Ni Mitos, Ni Vanguardias

  1. sono molto d’accordo, non sottovaluterei neppure il valore sociale di questi simboli.

    molte persone si professano intellettualmente indipendenti, ma la realtà è che spesso cercano solo un gruppo di simili a cui appartenere.
    un partito, un’icona, una squadra di calcio, un cantante sono spesso scuse per sentirsi parte di qualcosa di più ampio, perché talvolta la solitudine (fisica e mentale) può far paura anche a chi c’è abituato, figurarsi a quelli che non l’hanno mai provata.

    anche io ho i miei riferimenti, i miei momenti di contatto coi miei simili, alcuni mainstream, altri meno. l’essere cresciuto in una relativa solitudine mentale non mi ha comunque immunizzato. cerco di riflettere con la mia testa, ad esempio in politica, ma spesso i condizionamenti esterni sono forti e subdoli.

    per essere totalmente indipendente devi avere una forte autostima, e non tutti ce l’hanno. molti hanno bisogno di appoggiarsi al sostegno di un gruppo, qualsiasi esso sia, per sentirsi meno insicuri.

  2. per essere totalmente indipendente (cosa più unica che rara) devi essere anche adeguatamente informato (e per adeguatamente intendo molto) sui pensieri in circolo. solo così potrai scegliere se e in quale misura fare parte di questo o quel gruppo/partito/sindacato, se riconoscerti in qualcosa.
    credo che fare parte di un gruppo sia, per molte persone e soprattutto in alcuni passaggi della nostra vita (adolescenza in primis), essenziale. per molti, anche essere contro qualcosa è altrettanto essenziale.
    un simbolo è sicuramente una semplificazione. a volte usato a proposito, spesso e volentieri meno.
    la bandiera rossa falce-martello esibita alle manifestazioni è sicuramente anacronistica, ma fa sentire parte di un movimento, o perlomeno di un’idea.

    insomma, per chiudere: sull’essenzialità di pensare con la priopria testa e seguire il proprio unico percorso, hai ragione.
    l’appartenenza ad un gruppo, però, sempre che non sia un aderire incondizionato e di delega del pensiero e dell’azione, non è necessariamente qualcosa di negativo

    • oppure devi essere totalmente dis-informato e quindi sviluppare le tue idee senza alcuna interferenza esterna… ad esempio, ve l’ho mai detto di quando inventai la ruota? 🙂

  3. Io in generale non considero l’appartenenza ad un gruppo come una cosa negativa anzi, la mia vita è stata un continuo passare da un gruppo all’altro, fisico o ideale che fosse, e al contempo la totale indipendenza, secondo me, è una specie di nirvana a cui tendiamo per tutta la vita ma che non raggiungiamo mai.

    Però in certe appartenenze le persone si annullano spegnendo il cervello: quelle religiose sono più esplicite, ma anche quelle politiche, per esempio al PCI, a certi movimenti extraparlamentari degli anni ’70, alla Lega, ma anche al “Movimento 5 stelle” dove smentire il vate Grillo è quasi un’eresia. Certe persone non delegano solo la propria rappresentanza politica, ma anche il proprio modo di pensare, perché c’è qualcuno che pensa per loro. Guareschi ci ha basato la carriera di umorista su certi atteggiamenti dei dirigenti e dei militanti nel PCI anni ’50/’60.

    La falce e il martello o Che Guevara sono simboli forti, ma quando sotto non c’è niente o c’è la solita struttura gerarchica eterodossa, allora, scondo me, sono simboli da abbattere, magari con l’ironia, come nel caso dell’immagine sopra.

  4. concordo, ma, rimango un po’ perplesso dal far di ogni erba un fascio, di ogni simbolo e di ogni appartenenza un fattore negativo. É preferibile che certe persone si identifichino ciecamente in simboli e gruppi che sono guidati da persone per bene. Non tutti hanno la forza e la possibilità di pensare con la propria testa, che ci piaccia o meno, questo è proprio il maggior problema dell’anarchismo.
    Sulla carta la migliore ideologia possibile, in realtà purtroppo impossibile utopia per via della “bestia-uomo”.

  5. Come ho scritto nel commento sopra, io sono il primo che ama appartenere a qualcosa che sia il gruppo dei banjoisti, o il gruppo dei motociclisti contro gli odiati scooteristi. Penso anche che la totale autonomia intellettuale sia un nirvana a cui si tende tutta per la vita, ma non si raggiunge mai; un po’ come l’anarchismo. L’immagine che ho messo sopra è molto forte e ridicolizza un simbolo, non la persona Che Guevara, non la rivoluzione castrista, ma quell’immagine che sembra diventata il vitello d’oro di tutte le rivoluzioni. Esattameente come nel post su Vasco parlavo, non del cantante, ma di certi suoi fan un po’ troppo acritici.

    Io rimango invece un po’ perplesso, dal concetto che è preferibile che certe persone si identifichino ciecamente in simboli e gruppi che sono guidati da persone per bene, intanto perché la cosa è opinabile: per certe persone lo è la chiessa cattolica, per altri lo era il vecchio PCI, per certi è Legambiente o il WWF, per certi addirittura lo sono Forza Nuova e Casa Pound. Per me nessuno dei suddetti e reputo che un approccio critico sia sempre fondamentale: anche quando nei forum di chitarre, qualcuno scrive che la miglior scalatura di corde è la .11 io mi chiedo, ma non saranno troppo spesse e mi faranno male alle dita?
    Figurati se devo delegare la mia rappresentanza o dare dei soldi a qualcuno.

    • in realtà mi sa che diciamo più o meno la stessa cosa, forse il mio aggettivo “ciecamente” è errato, ma appoggio il concetto. Se uno non ha la capacità, la forza o la volontà di pensare con la propria testa, allora meglio che pensi con quella di uno intelligente e ben intenzionato piuttosto che con quella di un cretino

  6. Si siamo d’accordo su molti punti, però io penso che, e lo dico con rammarico, non esistano gruppi di persone, partiti, associazioni guidate da intelligenti e ben intenzionati. Se mai è successo è stato per brevi periodi e queste persone o sono morte, talvolta in modo misterioso, o hanno cambiato idea.

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