You Don't Know How It Feels…To Be Me

Like a “Rolling Stone”

Benchè ami molto la musica, ho letto ben pochi numeri della rivista “Rolling Stone”, sbarcata in Italia nel 2003, ma con una storia più che quarantennale negli USA. Mi sono però bastati per definirla il Vogue della musica, un giudizio abbastanza negativo da parte di chi, come me, non sopporta il mondo della moda.

Secondo me su Rolling Stone, più che parlare di musica si parla dei miti della musica, tirando fuori sempre quei tre o quattro luoghi comuni, senza mai scendere troppo nella sostanza. Artisti come Jimi Hendrix, Janis Joplin o Jim Morrison, per esempio, ogni tre per due sono presenti sulle sue pagine, ma cosa si può ancora dire di Hendrix che non si è ancora detto o sentito in questi ultimi quarant’anni?

La sua carriera mainstream è durata tre anni nei quali ha pubblicato altrettanti dischi, quindi o si scende sul tecnico, parlando degli effetti e delle tecniche che usava, oppure come capita spesso di leggere, non solo sulla rivista in oggetto, si parla di lui come del santone del rock, pubblicando per l’ennesima volta la foto in cui da fuoco alla chitarra, oppure lo si definisce il miglior chitarrista del mondo perché suonava la chitarra con i denti o dietro la schiena, come se bastasse quello per essere buoni chitarristi.

Mi ricordo poi, sempre su Rolling Stone, un servizio dedicato ad una delle groupie più famose degli anni ’70, nonchè madre di Liv Tyler. Il servizio era molto interessante per il pubblico maschile, perché oltre all’intervista, riportava foto della fanciulla pubblicate all’epoca da Playboy. Un servizio più degno di GQ, che di una rivista di musica.
Tacendo poi la quantità enorme di pagine pubblicitarie dedicate all’abbigliamento, in contrapposizione alle poche dedicate ai dischi e alla quasi totale assenza di pubblicità dedicate a strumenti musicali.

Recentemente a fargli compagnia è uscita “Riders”, il Vogue del motociclismo, con spesso in copertina immagini in stile Steve McQueen, con persone con giacca di pelle marrone, foulard, casco jet e occhialoni da aviatore, che guidano moto in stile anni ’60, perché anche in questo caso non si parla di moto, ma del mito della moto.

Nell’epoca in cui va di moda il vintage e il mio negozio di dischi di riferimento ogni due dischi che vende, una è la riedizione deluxe di qualche classico ’60/’70/’80, perché occuparsi delle cose attuali? Molto meglio occuparsi del passato, magari non raccontando quello che è realmente succeso, ma quello che ormai è presente nell’immaginario comune o nel mito.

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5 pensieri su “Like a “Rolling Stone”

  1. hehe, non ho mai letto Rolling Stone, e non me hai fatto venire voglia…
    penso la gente si rifugi nei miti del passato (vedi anche il tuo post precedente) quando il presente è così desolante….

  2. è buffo perché nel mio specifico campo d’interesse succede esattamente il contrario. nelle riviste di fotografia raramente leggi qualche articolo (di sostanza o di costrume) su autori o tendenze del passato.
    in compenso trovi tutte le informazioni tecniche che vuoi (o che non vuoi) su qualsiasi cosa, recensioni di fotocamere, software, firmware, tecniche di ripresa, di ritocco, sostanzialmente pornografia da ingegneri con scarsi riferimenti al mondo artistico o autorale.

  3. @dedee3: prova a leggerla, magari a te piace e dalle tue parti sarà anche più facile leggere l’edizione orginale USA. Secondo me oltre a quello che dici tu. negli ultimi tempi non sono usciti molti artisti di valore, che diano l’impressione di poter durare più di un paio di album. Infatti appena escono dischi tipo l’ultimo di Bruce Springsteen, fanno tutti la ola: discografici, giornalisti del settore e anche i fans.

    @hardla: in Italia, ci sono varie riviste musicali alcune anche valide, che non compro solo perché comunque costano ormai 5-6 euro ciscuna e ho la casa che mi scoppia di carta. Queste riviste si occupano di musica per davvero e se ci sono delle retrospettive, non sono il fulcro della rivista. E’ proprio “Rolling Stone” che ha portato un nuovo stile di cui, secondo me, non sentivamo la mancanza; inoltre questa rivista ha una potenza di fuoco che le altre si sognano: presenza massiccia anche nelle librerie Feltrinelli e gigantografia della copertina dell’ultimo numero fuori da tutte le edicole.

  4. violetkamala in ha detto:

    Ciao! 🙂 Dopo aver letto un po’ di articoli mi hai messo una gran voglia di commentare. Premessa: ti parlo da ignorante in ambito musicale.
    Sai non mi interessa poi molto sapere la vita reale delle “J” citate sopra, non mi importa delle tecniche… non mi importa se il vintage è di moda… ti chiedo solo una cosa… come mai non mi stanco mai di ascoltare pezzi come “Blowin’ in the wind” ? Come mai nelle mie emozioni ci sono sempre janis joplin, the doors, the beatles, i queen, bob dylan ecc e ci sono sempre al momento giusto nel modo giusto?
    Perchè se casualmente guardo “amici” o il festival, mi vien voglia di cambiar canale subito? Perchè i Modà non riesco a sopportarli nemmeno per un brano intero e “yesterday” lo ascolto in media ogni giorno? Non si tratta di moda, secondo me, ma solo di forti emozioni che entrano nell’anima… 😀 se non ti ha dato noia questo mio pensiero e ti incuriosisce sapere come la penso in ambito musicale, ho scritto tutto nel mio articolo “una festa psichedelica”.
    Un saluto 🙂

  5. Bella domanda a cui non so dare una risposta: nel giro di pochi anni è uscita musica di qualità talmente alta che continuiamo ad ascoltare tuttora, quando invece ci siamo dimenticati totalmente gli anni ’80 e parte dei ’90, per non parlare degli anni ’10 finiti da pochissimo e di cui fatico a ricordare qualcosa di veramente memorabile. Sulla musica italiana non posso dire niente, non la digerisco.

    Non avere interesse a leggere biografie o trattazioni tecniche non significa essere ignoranti: la musica è emozione e se una canzone per me significa qualcosa, questo succede a prescindere dalle fregnacce che scrivono i critici.
    Comunque visto che a me la musica piace anche “leggerla”, non vorrei sorbirmi la solita aria fritta o i soliti discorsi da bar tipo chi è più bravo tra Hendrix e Van Halen, ma da un rivista che pago e che si autodefinisce specialistica, vorrei qualcosa di più.

    A proposito…benvenuta nel mio blog!!! 😉

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