You Don't Know How It Feels…To Be Me

Ho ancora una valigia a Berlino

Anche io, come Marlene Dietrich, quando ho lasciato Berlino dopo la mia settimana di vacanza, pensavo di avervi lasciato, se non proprio una valigia, qualcosa di mio e che allo stesso tempo un po’ di quella città fosse rimasto in me.

La Berlino del 1998 non era né carne né pesce: non era più la città divisa in cui le differenze tra parte est e parte ovest erano così evidenti, ma non era neanche la città attuale visto che per esempio la Potsdammer Platz e il Reichstag erano ancora dei cantieri.
Questo non toglie che quella vacanza sia rimasta indimenticabile e non nascondo che un ritorno a Berlino un po’ mi spaventi, perché potrebbe anche un minimo intaccare quei ricordi e deludermi.

Infine una delle cose più mi ha colpito era la quasi totale assenza di turisti italiani: in una settimana solo una famigliola in camper e un gruppo in pullman di età medio alta, quello che a Genova chiamiamo “gruppo vacanze Piemonte” o “gita delle pentole”.
Ricordo infatti le reazioni della maggior parte degli amici, alla mia idea di fare un’intera settimana di vacanza a Berlino, come se oggi dicessi di voler fare una settimana in città come Rostock, Magdeburg o qualche località amena nella Ruhr tipo Bochum e Dortmund.

Adesso è tutto cambiato, Berlino, nell’immaginario comune, ha raggiunto Parigi e Londra ed è diventata bellissima. Tutti ci vogliono andare a fare una vacanza o addirittura a vivere. Esattamente come per le altre due città citate sopra, ho sentito persone dire: “Non vedo l’ora di vistarla…ma cosa c’è da vedere?“, perché in fin dei conti se tutti ci vanno ci sarà un perché!
Tra l’altro questo torna al mio solito dubbio: ma cosa ci vado a fare nel tale posto? Perché mi sono reso conto che nella scelta della meta, è per me diventato prioritario il cosa voglio vedere/fare, rispetto al dove voglio andare.

La moda però ancora più recente che riguarda Berlino è quella degli italiani là residenti che raccontano, su blog o giornali on-line, come in realtà non sia proprio il paradiso in terra: è la città con il più alto tasso di disoccupazione tra tutti i länder occidentali della repubblica federale, ha un bilancio pubblico in deficit da far invidia all’Italia e ormai a causa del suo fascino ritrovato è molto difficile trovarvi lavoro, ma soprattutto trovare un alloggio.
Dal basso della mia esperienza, posso aggiungere che è già da un bel po’ di anni che è il sud della Germania la zona che offre più possibilità lavorative: Baviera e Baden Württemberg sono all’avanguardia sia della meccanica che delle nuove tecnologie e se proprio qualcuno sente il richiamo del nord, allora forse è meglio andare a vivere ad Amburgo.
Un’altra cosa che aggiungono questi cervelli in fuga, è che per lavorare a Berlino, e in generale in Germania, bisogna sapere bene il tedesco…mah va…in Germania si parla ancora il tedesco?

Concludendo, io ci voglio tornare assolutamente per vedere le cose che non ho ancora visto, ma prima mi faccio un bel programmino per aver le idee chiare e poi magari vado a visitare anche Dresda e Lipsia che, ho letto su una rivista dal medico, pare stiano rinascendo…metti mai che lancio una moda?

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4 pensieri su “Ho ancora una valigia a Berlino

  1. La Germania “alla moda italiana” mi fa salire il crimine. So che tu mi capisci.

  2. E’ una moda e in quanto tale è superficiale. Prima l’italiano andavo solo a Monaco: breve sosta in Marienplatz per il carillon e serata alla birreria HB; esattamente come visitare Parigi è spesso: torre Eiffel, Pigalle e passeggiata sugli Champs-Élysées fino all’arco di Trionfo. Berlino sta seguendo lo stesso destino.

    • che comunque è anche un po’ quello che si deve fare. Andare a Berlino e non andare a vedere la porta di Brandeburgo e soffermarsi solo su una serie di plazzi era DDR in un sobborgo sfigato è una stronzata radical chic…
      I luoghi più importanti vanno visti, e poi bisogna andare più in profondità.

  3. Si, intendevo guardare solo quello e ritenersi soddisfatti. Io, in qualsiasi città, vado prima a vedere le cose famose, però poi visito anche il resto, che spesso mi da anche più soddisfazione, soprattutto se quando salgo sulla torre Eiffel faccio un’ora e mezza di coda distribuita tra i 3 ascensori.
    Per essere chiari: io dico sempre che mi è piaciuta più Chicago di New York, ma dico anche che New York DEVE essere assolutamente visitata dedicandole almeno 5 giorni.

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